Piatti tipici che non sono tipici: quando la tradizione è pura invenzione

Ottobre 21, 2020Francesca
spaghetti con le polpette

Sapevate che molti piatti universalmente ritenuti tradizionali sono in realtà delle vere e propri invenzioni moderne? Ecco un elenco di piatti esportati come tipici ma in realtà inventati di sana pianta.

Si tratta di un qui pro quo figlio di un fenomeno più che moderno: l’emigrazione.

Chi lascia la propria madre patria porta con sé un pezzetto di quella tradizione che lo legherà per sempre alla propria casa.

Di questo lascito fanno senza dubbio parte alcuni piatti tipici che pero, una volta approdati nella nuova destinazione, si fondono inevitabilmente con le tradizioni locali.

La cucina tipica viene così spesso reinventata, si fonde con la gastronomia locale e genera nuovi piatti. Si tratta di portate senza dubbio poco comuni o addirittura ignorate in madrepatria ma considerate nel resto del mondo “100% originali”.

Piatti tipici ma assolutamente non tipici

uramaki
Foto da Unsplash

Abbiamo selezionato per voi dal web cinque piatti ritenuti “tipici” un po’ ovunque nel mondo ma che, in realtà, nei rispettivi paesi d’origine non sono mai stati nemmeno assaggiati. Preparatevi a rimanere di stucco!

Fettuccine all’Alfredo – nulla di meglio per capire questo strano fenomeno se non iniziare d aut piatto che oltreoceano viene bollato come “italiano doc”. Quante volte però qui nel Bel Paese avete avuto modo di mangiare le fettuccine all’Alfredo? Probabilmente mai almeno che una volta nella vita non siate passati nel ristorante romano in cui la ricetta fu inventata da tale Alfredo di Lelio. Qui le fettuccine con la salsa a base di parmigiano e burro (che in America si arricchisce anche di besciamella) vengono ancora proposte ma, senza dubbio, più per i turisti che per i romani doc.

Chili con carne – I ristoranti di cucina messicana di tutto il mondo propongono questo stufato di carne, peperoncino, pomodori e fagioli come piatto tipico ma in realtà si tratta al più di un esempio perfetto di cucina tex-mex, ossia la fusione dei sapori messicani con la gastronomia degli stati americani al confine col Messico.

Spaghetti e polpette – Già proprio quelli che si dividono con tanto amore Lilli e il Vagabondo, peccato che al massimo si tratti di un classico Disney e non italiano. Esistono due ricette del Sud Italia vagamente simili, la pasta seduta e i maccaroni azzese, due portate di origine pugliese assai simili tra loro ma con preparazione decisamente più articolata della pasta tanto amata in America.

Uramaki – Il tipico sushi con l’alga nori arrotolata al suo interno è nato in California negli anni ’70. Non a caso quando questo piatto contiene avocado, cetriolo o altri ingredienti esotici, viene più comunemente chiamato California roll, una varietà di sushi inventata per l’appunto a Los Angeles. Insomma, il Giappone non lo ha visto nemmeno da lontano.

Biscotti della fortuna – Se c’è una popolazione aperta nell’adattare i gusti della propria cucina a quelli del luogo di residenza questi sono senza dubbio i cinesi. Il biscotto con il bigliettino apparteneva infatti in origine alla tradizione giapponese, ma sono stati i ristoranti sino-americani a renderlo popolare in tutto il mondo, appropriarsi di elementi culturali estranei che resero il biscotto amatissimo dai californiani.

biscotti della fortuna
Foto da Unsplash

Ecco dunque l’ennesima prova di come nulla possa esser dato per scontato in cucina, inclusa l’etichetta stessa di “tradizionale” o “tipico”, un appellativo importante che richiede un generoso margine di certezza prima di esser affibbiato.

2 Comments

  • Ines Di Lelio

    Ottobre 22, 2020 at 9:45 am

    STORIA DI ALFREDO DI LELIO, CREATORE DELLE “FETTUCCINE ALL’ALFREDO” (“FETTUCCINE ALFREDO”), E DELLA SUA TRADIZIONE FAMILIARE PRESSO IL RISTORANTE “IL VERO ALFREDO” (“ALFREDO DI ROMA”) IN PIAZZA AUGUSTO IMPERATORE A ROMA

    Con riferimento al Vostro articolo ho il piacere di raccontarVi la storia di mio nonno Alfredo Di Lelio, inventore delle note “fettuccine all’Alfredo” (“Fettuccine Alfredo”).
    Alfredo Di Lelio, nato nel settembre del 1883 a Roma in Vicolo di Santa Maria in Trastevere, cominciò a lavorare fin da ragazzo nella piccola trattoria aperta da sua madre Angelina in Piazza Rosa, un piccolo slargo (scomparso intorno al 1910) che esisteva prima della costruzione della Galleria Colonna (ora Galleria Sordi).
    Il 1908 fu un anno indimenticabile per Alfredo Di Lelio: nacque, infatti, suo figlio Armando e videro contemporaneamente la luce in tale trattoria di Piazza Rosa le sue “fettuccine”, divenute poi famose in tutto il mondo. Questa trattoria è “the birthplace of fettuccine all’Alfredo”.
    Alfredo Di Lelio inventò le sue “fettuccine” per dare un ricostituente naturale, a base di burro e parmigiano, a sua moglie (e mia nonna) Ines, prostrata in seguito al parto del suo primogenito (mio padre Armando). Il piatto delle “fettuccine” fu un successo familiare prima ancora di diventare il piatto che rese noto e popolare Alfredo Di Lelio, personaggio con “i baffi all’Umberto” ed i calli alle mani a forza di mischiare le sue “fettuccine” davanti ai clienti sempre più numerosi.
    Nel 1914, a seguito della chiusura di detta trattoria per la scomparsa di Piazza Rosa dovuta alla costruzione della Galleria Colonna (oggi Galleria Sordi), Alfredo Di Lelio decise di aprire a Roma il suo ristorante “Alfredo” che gestì fino al 1943, per poi cedere l’attività a terzi estranei alla sua famiglia.
    Ma l’assenza dalla scena gastronomica di Alfredo Di Lelio fu del tutto transitoria. Infatti nel 1950 riprese il controllo della sua tradizione familiare ed aprì, insieme al figlio Armando, il ristorante “Il Vero Alfredo” (noto all’estero anche come “Alfredo di Roma”) in Piazza Augusto Imperatore n.30 (cfr. il sito web di Il Vero Alfredo).
    Con l’avvio del nuovo ristorante Alfredo Di Lelio ottenne un forte successo di pubblico e di clienti negli anni della “dolce vita”. Successo, che, tuttora, richiama nel ristorante un flusso continuo di turisti da ogni parte del mondo per assaggiare le famose “fettuccine all’Alfredo” al doppio burro da me servite, con l’impegno di continuare nel tempo la tradizione familiare dei miei cari maestri, nonno Alfredo, mio padre Armando e mio fratello Alfredo. In particolare le fettuccine sono servite ai clienti con 2 “posate d’oro”: una forchetta ed un cucchiaio d’oro regalati nel 1927 ad Alfredo dai due noti attori americani M. Pickford e D. Fairbanks (in segno di gratitudine per l’ospitalità).
    Un aneddoto della vita di mio nonno. Alfredo fu un grande amico di Ettore Petrolini, che conobbe nei primi anni del 1900 in un incontro tra ragazzi del quartiere Trastevere (tra cui mio nonno) e ragazzi del Quartiere Monti (tra cui Petrolini). Fu proprio Petrolini che un giorno, già attore famoso, andando a trovare l’amico Alfredo, dopo averlo abbracciato, gli disse “Alfré adesso famme vede che sai fa”. Alfredo dopo essersi esibito nel suo tipico “show” che lo vedeva mischiare le fettuccine fumanti con le sue posate d’oro davanti ai clienti, si avvicinò al suo amico Ettore che commentò “meno male che non hai fatto l’attore perché posto per tutti e due nun c’era” e consigliò ad Alfredo di tappezzare le pareti del ristorante con le sue foto insieme ai clienti più famosi. Anche ciò fa parte del cuore della bella tradizione di famiglia che continuo a rendere sempre viva con affetto ed entusiasmo.
    Desidero precisare che altri ristoranti “Alfredo” a Roma non appartengono e sono fuori dal mio brand di famiglia.
    Il brand “Il Vero Alfredo – Alfredo di Roma” è presente in Messico con 2 ristoranti (Città del Messico e Puebla) e 2 trattorie (Città del Messico e Cozumel) sulla base di rapporti di franchising con il Group Hotel Presidente Intercontinental Mexico.
    Vi informo che il Ristorante “Il Vero Alfredo” è presente nell’Albo dei “Negozi Storici di Eccellenza” del Comune di Roma Capitale.
    Grata per la Vostra attenzione ed ospitalità nel Vostro interessante blog, cordiali saluti
    Ines Di Lelio

    1. Francesca

      Ottobre 26, 2020 at 11:01 am

      Ciao Ines, grazie mille per l’interessantissima storia che hai voluto condividere con noi e con i nostri lettori

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